Saul Leiter, un poeta delle piccole cose

da | Gen 16, 2026 | 0 commenti

“Lo straordinario è nel profondo dell’ordinario” affermava Victor Hugo, ed è la frase che meglio riassume il senso di tutta l’opera fotografica, e in ultima analisi di quella artistica, essendo egli anche pittore e incisore, di Saul Leiter (1923 – 2013). E’ quanto afferma anche la curatrice Anne Morin, nella videopresentazione della grande mostra monografica “Saul Leiter. Una finestra puntinata di gocce di pioggia”, attualmente in corso al Centro Culturale Altinate San Gaetano di Padova, fino al 25 Gennaio 2026.

La mostra espone una summa dell’attività di fotografo e pittore di Leiter, il quale, figlio di un famoso rabbino e studioso Talmud di Pittsburg, in Pennsylvania, rifiutò la carriera teologica per lui predisposta, preferendo quella artistica, e trasferendosi nel 1946 a New York, dove fu introdotto negli ambienti dell’epoca da alcuni amici artisti, avvicinandosi alla corrente dell’Espressionismo Astratto, senza mai tuttavia divenirne ufficialmente parte. L’attività fotografica ebbe inizio nel 1948, proseguendo ininterrottamente fino alla sua morte, nel 2013, nel suo appartamento dell’East Village a New York. La sua figura però, celebre soprattutto negli anni ’50 e ’60 del ‘900 come fotografo di moda per riviste quali Harper’s Bazaar, Esquire, Vogue, Elle, fu dimenticata per oltre un ventennio, per poi essere riscoperta soltanto nel 2006, allorché, all’età di 83 anni, gli fu dedicata la monografia “Early Color”.

Timido e schivo, oppose la sua riservatezza ad importanti proposte, come quella della gallerista Betty Parsons, che negli anni ’50 avrebbe voluto accoglierlo nella sua scuderia, vantandosi poi, con proverbiale ironia, di essere riuscito abilmente ad autosabotarsi, come ebbe ad affermare in un’intervista: “Ho avuto la fortuna di realizzare la mia ambizione di non avere successo”.

La mostra accoglie fotografie in bianco e nero e a colori, fra stampe alla gelatina d’argento e stampe cromogeniche, alcune foto ristampate in epoca moderna, dipinti ad acquerello e tempera, ed a tecnica mista con gouache e collage, anche su carta ai sali d’argento e sulle stesse foto, e alcuni disegni e monotipi. Sono presenti inoltre, riviste e un documento filmico, oltre a negativi che testimoniano come la maggior parte del suo lavoro sia rimasta in realtà non stampata, amando egli coltivarlo per il proprio piacere personale.

Untitled, undated ©Saul Leiter Foundation

Leiter non apprezzava notoriamente la magniloquenza della grande metropoli, osannata allora dagli altri artisti, ma preferiva ritrarre la poesia del quotidiano, cogliere quel qualcosa di magico e apparentemente impercettibile nascosto nei dettagli, nelle piccole cose, infatti i suoi lavori sono stati definiti “haiku fotografici”, poiché nello spazio minuto di un’immagine riusciva a racchiudere un tutto fatto di luci e ombre, riflessi e atmosfericità, prospettive inconsuete, inquadratura e composizione ben orchestrate. Osservando la sua opera nel complesso conserviamo l’impressione che qualcosa di ultimo sfugga al nostro sguardo e alla nostra comprensione, ed è forse in questo che risiede la grandezza della sua personalità e della sua concezione dell’arte: ovvero nel voler cogliere istantaneamente la bellezza, la transitorietà di essa, in ciò che ci appare noto e generalmente scontato.

Red Curtain, 1956 ©Saul Leiter Foundation

Proverbiale la sua abilità nel giocare con vapori, quella nebbia sottile generata dalla pioggia che cosparge delle sue gocce una superficie, le trasparenze di un vetro, il riflesso di uno specchio, originando velature che ritraendo negano il soggetto stesso. Allo stesso modo che in alcuni lavori pittorici cospargeva di colori il rappresentato, per poi cancellare quasi annullandolo e di nuovo ripassandoci su. Ed effettivamente, analizzando nell’allestimento la disposizione, molte analogie sussistono fra la pittura e la fotografia di Leiter: quella stessa delicatezza reticente nel trattamento del colore, le forme appena accennate che richiedono l’attenzione dell’osservatore per essere identificate, i contorni sfuggenti che lasciano spazio alle cromie, sempre chiare e vivide, per emergere.

Negli scorci arditi ravvisiamo il talento di un uomo che non volle cedere alla convenzionalità, nella vita come nel percorso che aveva scelto, divenendo un maestro della “street photograpy” e poi della moda, senza essere accondiscendente ai dettami del tempo, riuscendo a cogliere tagli insoliti.

Così come dei volti e corpi che costellano i suoi ritratti, era in grado di cogliere la lirica imprevedibilità di gesti, pose ed espressioni non studiate.

L’esposizione si lascia attraversare e gustare regalando il senso di acquisire contenuti ed emozioni non banali, non reiterate, così come Leiter aveva donato queste stesse cose a se stesso, e quindi al mondo.

14.01.2025 Maria Palladino


LA MOSTRA: Centro Culturale Altinate San Gaetano di Padova, 15 Novembre 2025 – 25 Gennaio 2026.

ORARI: Martedì – Mercoledì – Giovedì – Venerdì – Sabato – Domenica – Festivi: 10.30 – 19.30. Lunedì: Chiuso

iINFORMAZIONI PREVENDITA: www.mostrasaulleiter.it – info@mostrasaulleiter.it

Le immagini qui riprodotte sono state fornite allo Studio Esseci sas dagli Organizzatori dell’evento – www.studioesseci.net

Maria Palladino
Curatrice e critica dʼarte, organizza mostre di arte contemporanea dal 2003, collaborando con associazioni e gallerie di Napoli, sua città natale, e del Veneto, dove risiede. Ha curato esposizioni in spazi istituzionali sia in Italia che allʼestero. Come curatrice della Fondazione Arte Contemporanea, ha partecipato allʼorganizzazione di importanti eventi, tra cui la 57ª e 58ª Biennale dʼArte e la 16ª Biennale di Architettura di Venezia 2016-2022. Attualmente lavora come curatrice indipendente, collaborando con diverse gallerie in Italia e allʼestero. Ha diretto la Venice Art Gallery di Venezia ed è redattrice per la piattaforma Artribune

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