Adriana Zoudine. Acqua, luce e memoria

da | Feb 24, 2026 | 0 commenti

«Osservo il canale mentre si affaccia o si cela… Nei riflessi del Rio che regala i suoi giochi, mi immergo e con la mia fantasia produco immagini distorte generando pitture astratte.»Adriana Zoudine

Un percorso internazionale, tra tecnica e sensibilità pittorica

La formazione di Adriana Zoudine affonda le sue radici nello studio precoce della pittura e della storia dell’arte, un terreno fertile che le permette di sviluppare fin da giovane una sensibilità visiva autonoma. Nata a San Paolo del Brasile nel 1961 da famiglia russo-italiana, Adriana Zoudine ha costruito una formazione cosmopolita tra San Paolo, San Francisco, Buenos Aires, l’Europa e l’Italia. Dopo la laurea in Ingegneria meccanica, affianca presto alla professione una crescente dedizione all’arte, diplomandosi nel 1999 alla Scuola di Educazione Artistica di San Paolo. La xilografia e la pittura su vetro fuso segnano le sue prime ricerche, presto sviluppate verso la pittura a olio, diventata il suo terreno privilegiato di sperimentazione.

All Star – xilografia – 42 x 32 cm. 2004
Gradis vidro Reveillon – vetro fuso – 33 x 38 cm.

Tra storia dell’arte e visione personale

La sua sensibilità si nutre inizialmente del dialogo con autori come Cândido Portinari – considerato uno dei più grandi pittori brasiliani del XX secolo – Emiliano Di Cavalcanti e Lasar Segall, per poi orientarsi verso la cultura artistica europea attraverso Turner, i Nabis, Kandinskij e Klee. Da Turner eredita l’idea che la luce possa dissolvere la forma; da Klee la consapevolezza che il colore è memoria, ritmo, pensiero. Queste influenze non diventano mai citazione, ma un vocabolario interiore: un modo per avvicinare il reale senza imitarlo, trasformandolo.

Le sponde– olio su tela – 75 x 115cm. 2008
In riva – olio su tela – 80 × 70 cm. 2024

La pittura come percezione in trasformazione

In quest’opera del 2016 l’artista indaga il rapporto tra ordine e caos visivo. Il soggetto – la semplice piastrellatura di una piscina – viene trasformato in una riflessione astratta sul movimento e sulla percezione. La griglia delle piastrelle, elemento geometrico e statico, viene alterata dalla superficie dell’acqua, che ne distorce le linee e ne frammenta la regolarità senza mai cancellarla del tutto. Le sfumature di blu si addensano nella parte alta della tela per poi schiarirsi verso il basso, dove la luce sembra filtrare dall’interno dell’acqua stessa, dissolvendo le forme in una zona di bianco e lilla quasi immateriale. Il risultato è una composizione in equilibrio instabile, dove l’ordine e la sua dissoluzione coesistono, e lo sguardo non sa dove fermarsi.

Piscina – olio su tela – 70 x 90cm. 2016

Tecnica e colore: una grammatica luminosa

La pittura di Zoudine nasce da una costruzione rigorosa. Su tele a trama fine stende una base chiara – spesso un grigio pallido – che continua a trasparire negli strati successivi, conferendo luminosità all’insieme. Abbozza le forme con uno strato opaco, poi sovrappone colori freschi, talvolta lasciati asciugare prima di procedere. La pennellata non è mai casuale: marcata nei contorni, orizzontale per rendere il movimento dell’acqua, circolare per i riflessi, liscia nelle zone geometriche.

La tavolozza è essenziale ma calibrata con precisione, come avveniva nelle antiche “botteghe”: blu oltremare e cobalto, giallo di cadmio, rossi caldi, verdi misurati. I colori raramente sono usati puri – vengono mescolati con bianco di piombo per guadagnare luminosità – e l’impasto avviene direttamente sulla tela, non sulla tavolozza. Emblematica la miscela tra cremisi d’alizarina e verde ftalo, che permette di ottenere neri cromatici profondi e terre dense: un nero che non spegne, ma vibra.

Maroon olio su tela – 60 x 90cm. 2025

L’acqua come lente del mondo

«Sia nei paesaggi naturali che nelle scene urbane, sono sempre stata molto interessata particolarmente al riflesso delle immagini e della luce sull’acqua.

Potete comprendere, quindi, la grande attrazione che ho per i paesaggi acquatici, siano essi naturali che urbani: la natura e le città dove l’acqua gioca il ruolo di un personaggio fondamentale. L’eco della bellissima architettura dei canali o dei vasti paesaggi acquatici offre una gamma infinita di temi possibili.»Adriana Zoudine

Il cuore della ricerca di Zoudine è l’acqua: superficie vivente che riflette, distorce, reinventa. Mantova – con i suoi laghi, i canali, le trasparenze del Rio – diventa per l’artista un inatteso laboratorio di luce e di forme. Nei suoi lavori non c’è prospettiva tradizionale: la visione è verticale, astratta, quasi cartografica. Ogni elemento: alberi, case, cielo, acqua, assume pari dignità e si traduce in tessiture cromatiche, mappe emotive, architetture liquide.

Notturno – olio su tela – 50 x 130cm. 2007

Il fiume come stato d’animo

Nei suoi quadri non è il fiume a dominare, ma la luce che lo attraversa. Ogni riflesso è un frammento di tempo, un istante che, prima di scomparire, si fa pittura. Il suo lavoro unisce rigore e poesia: da una parte il controllo della forma, dall’altra la percezione della sua continua metamorfosi.

In questo equilibrio, Adriana Zoudine ci invita a contemplare non solo un paesaggio, ma il movimento stesso della realtà.

Nottetempo – olio su tela – 110 × 80 cm. 2025

In quest’opera l’artista evoca la malinconia di un paesaggio urbano sospeso nel tempo. La visione dall’alto del ponte instaura un punto di osservazione privilegiato: non siamo immersi nella scena, ma la contempliamo dall’esterno e dall’alto, come se vi accedessimo con passo lieve. Questo distacco rafforza la tonalità meditativa dell’immagine, accentuandone il carattere introspettivo.

La prospettiva non è rigorosamente costruita, ma suggerita: gli edifici pendono, si deformano, vibrano. Il canale assume così una qualità quasi fiabesca, come se il dato reale fosse soltanto un pretesto per evocare un ricordo o uno stato d’animo. Le architetture si riflettono nell’acqua come apparizioni, mentre il movimento fluido della superficie frammenta la composizione, dissolvendo i contorni e immergendo le forme nelle ombre della sera.

Il paesaggio si trasforma così in una meditazione visiva sul confine tra realtà e sogno: la città, attraversata da una luce tenue e da una vibrazione cromatica soffusa, si offre allo sguardo come spazio interiore prima ancora che luogo fisico.

A galla – olio su tela – 60 × 70 cm. 2025

A galla è un’opera che si guarda e si ascolta. Nella parte alta della tela, le forme si addensano come accordi – verdi, turchesi, gialli – per poi scivolare verso il basso e dissolversi in una distesa chiara e silenziosa, come note che si spengono. L’acqua non riflette: trasforma. Gli elementi si urtano, vibrano, generano un ritmo che è insieme visivo e sonoro. Perché come esiste uno spazio visibile, esiste anche uno spazio acustico e l’opera d’arte, che vive e si muove in quel duplice spazio, va veduta e ascoltata.

L’imbrunire della città – olio su tela – 50 × 90 cm. 2025

In quest’opera Zoudine esplora la dimensione fluida e instabile del riflesso cittadino sul Rio attraverso una composizione astratta che evoca gli edifici dissolti nell’acqua. Le tonalità smorzate – verdi, bruni, blu e gialli – suggeriscono un’atmosfera crepuscolare in cui la luce si ritira e il paesaggio si frammenta. Le forme verticali, che richiamano camini e strutture, si prolungano verso l’alto accentuando la tensione tra materia e dissolvenza. La tela non rappresenta un luogo riconoscibile, ma un’esperienza visiva e temporale: l’assenza di figure umane sottolinea la centralità della luce e del tempo come protagonisti silenziosi. Ciò che rimane non è la città, ma la sua eco visiva: un’impressione di pietra, luce e tempo che l’acqua ha già cominciato a dimenticare.

Sorgiva – olio su tela – 20 x 50 cm. 2025

La mostra 2026: “Il Rio”

Dopo il debutto mantovano del 2024 presso la Galleria Arianna Sartori, con le serie I nostri laghi e Una in ogni porto, l’artista torna nel 2026 con la mostra Il Rio, proseguendo la sua indagine sul dialogo tra acqua, luce e memoria visiva, cifra poetica della sua opera.

«[…] All’affacciarmi ai muretti delle arcate e alle ringhiere dei giardini del nostro Rio, assorta a guardare il fluire delle sue acque a volte mosse, temporaneamente quiete, spesso splendenti, lo studio nel suo riverbero soffermandomi su come scorra il tempo.

Le immagini che il canale mi fa intravedere lungo i suoi meandri, e in lui si rispecchiano ponti, antichi edifici e il cielo, rivelando scenari decostruiti, mutevoli.

Nell’emozione di queste viste, provo a raccogliere i riflessi e restituirli per tramandarli. Nella mia sfida improbabile sta il desiderio di rappresentarli.

Nei riflessi del Rio che regala i suoi giochi, mi immergo e con la mia fantasia produco immagini distorte generando pitture astratte.»

– Adriana Zoudine

Tra queste immagini dipinte da Adriana Zoudine si instaura una relazione particolare: esse rispondono a una percezione comune di uno spazio privo di profondità. Si tratta di vedute dall’alto del canale di Mantova, in cui si coglie una visione inusuale e imprevedibile della città: un tessuto composto da punti, linee e superfici, dove ogni relazione prospettica tra gli elementi costitutivi — piazze, strade, giardini, il Rio, le case — è volutamente esclusa.

Questa rappresentazione del mondo, che rinuncia alla gerarchia tra primo piano e sfondo, esprime il desiderio di tradurre e interpretare ogni elemento del visibile — terra, alberi, case, cielo, acqua — con pari dignità. Tutti diventano motivi equivalenti di pittura, di invenzione poetica e concettuale, e al tempo stesso oggetto di uno sguardo analitico e preciso che inizia a leggere il reale attraverso l’atto critico di un’interpretazione soggettiva.

Nelle opere di Adriana Zoudine il paesaggio non è mai rappresentazione fedele, ma esperienza percettiva decantata. L’artista osserva il Rio di Mantova — il corso d’acqua che attraversa la città — come un dispositivo ottico naturale, un luogo in cui la materia dell’acqua scompone il reale e lo restituisce in forma di ritmo, luce e memoria.

Il lavoro di Zoudine, tuttavia, non è citazione né derivazione. In lei l’acqua non è un semplice specchio, ma una superficie vivente che frantuma l’immagine in cellule cromatiche, in frammenti che ricordano mappe, tessiture, architetture liquide.

Serenella Minto
Veneziana, liceo artistico e laurea in architettura. Autrice di articoli e saggi di critica d’arte e di un premiato testo di narrativa, ha collaborato con case editrici alla stesura di manuali di storia dell’arte e architettura. Inserita nell'Albo Speciale dei giornalisti del Veneto. Direttore responsabile della pubblicazione di "Veneto Arte". Curatrice dell’archivio dell’artista veneziano Yvan Beltrame.

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