La dimensione spirituale dell’arte.
Tiziano Furlan nasce a Nervesa della Battaglia, antico paese adagiato sulle pendici orientali del Montello e lambito dal fiume Piave. Un paesaggio straordinario, quello della sua terra natale, che nutre nel giovane una vocazione artistica profonda e precoce: l’osservazione del vero, la padronanza della tecnica esecutiva e la conoscenza dei materiali diventano per lui strumenti imprescindibili di un percorso tutto personale. Il contatto costante con la natura – il profilo boscoso del Montello, la voce mobile del Piave – plasma la sua sensibilità iniziale. Ma è la scelta di percorrere il difficile sentiero della libertà creativa a segnare la svolta: Furlan orienta la sua visione oltre la realtà visibile, avvicinandosi alla ricerca tra figurazione e astrazione propria delle avanguardie del Novecento. L’ascolto del proprio mondo interiore diventa allora la bussola del suo lavoro, spingendolo verso un’interpretazione sempre più psicologica e onirica della realtà — fino alla soglia di una dimensione spirituale dell’arte.

Quest’opera di Tiziano Furlan mostra un’esplosione di colori e forme astratte su una superficie circolare. Il dipinto presenta una composizione dinamica caratterizzata da pennellate direzionali che si irradiano dal centro verso l’esterno, quasi a creare un effetto di esplosione o di fioritura energetica.
I colori dominanti includono il blu, il rosso, il giallo e alcune tonalità più scure, come il marrone, che si fondono in sfumature calde e fredde. La disposizione dei colori sembra accentuare un movimento verso l’esterno, creando una sensazione di profondità e tridimensionalità.
Le pennellate sono a tratti affilate e lineari, mentre altre zone presentano un effetto più morbido e sfumato. Queste forme sembrano convergere verso un punto centrale, generando un effetto visivo che trasmette tensione ed energia, come se ci fosse un nucleo centrale in procinto di esplodere.
Gli esordi: tra ispirazione e introspezione.
In Tiziano Furlan vi sono degli elementi costanti che attraversano tutta la sua produzione: in primo luogo il continuo richiamo ad una classicità della “buona esecuzione” nei temi e nella costruzione della forma, in secondo luogo la sua straordinaria capacità di concepire l’opera da eseguire in maniera “filosofica”, vale a dire con la consapevolezza d’essere comunque e sempre alla ricerca di un pensiero tradotto in immagine, i risultati, per forza creatrice e originalità, si fanno subito notare con una produzione estremamente corposa e continua di opere.

Quest’opera giovanile di Tiziano Furlan, presenta un ritratto che comunica un senso di introspezione e mistero. Il soggetto è probabilmente un autoritratto del giovane artista diciottenne, che si rappresenta con uno sguardo distante e riflessivo, come se osservasse qualcosa al di là della tela, o forse dentro di sé.
L’atmosfera è cupa e avvolta in una rete di ragnatele, un elemento insolito e carico di simbolismo. Le ragnatele possono rappresentare il passare del tempo, il senso di immobilità o di attesa, o forse un’idea di introspezione e di isolamento. Questi fili sottili e intricati potrebbero alludere al processo creativo, complesso e stratificato, che imprigiona e al contempo protegge il pittore.
Il piccolo uccello posato sulla sua spalla sinistra aggiunge un ulteriore tocco simbolico. Potrebbe rappresentare l’ispirazione, una voce interiore o il richiamo alla natura e alla libertà, elementi che contrastano con la pesantezza dello sfondo e delle ragnatele.
La tavolozza con fiori è un dettaglio significativo: suggerisce che l’artista trova la bellezza e la vitalità anche in un contesto quasi gotico e oscuro. Questo contrasto tra vita e immobilità, tra ispirazione e introspezione, rende l’opera un’affermazione del giovane Furlan sulla sua visione artistica, che appare già ricca di simboli e di contrasti tra luce e ombra.

Quest’opera di Tiziano Furlan è affascinante per lo stile fiabesco e l’uso di elementi simbolici. L’immagine raffigura una figura antropomorfa dal corpo robusto che assomiglia a un guerriero con tanto di spada e cappello piumato, l’abbigliamento ricco di decorazioni floreali, pur dando l’idea che sia in simbiosi con la natura integrandolo con l’ambiente circostante, ne rendono difficile la connessione per i toni cupi dei colori del vestito e la cappa ombrosa che chiude in alto i due lati dell’opera. I funghi ai suoi piedi e lo splendido gallo al suo fianco richiamano la vita rurale e la terra, simboli di fertilità e di collegamento con il mondo naturale ma, a sinistra dell’opera, a simboleggiare la morte come parte integrante della vita, ecco la forma scura del ceppo di un albero tagliato.
L’opera ha uno stile surreale e onirico: le proporzioni della figura sono volutamente disarmoniche e sproporzionate rispetto alle case sullo sfondo, che sembrano quasi miniature. Le nuvole ampie e morbide, insieme alla vegetazione stilizzata, danno un senso di tranquillità e di fantasia, come fosse la scena di un mondo immaginario.

La scena raffigura un cortile di campagna popolato da un vivace gruppo di galline, galli e altri volatili, con sullo sfondo un casolare rustico in pietra e una fila di alberi alti e scuri che incorniciano la scena.
In quest’opera lo stile si fa espressionista e narrativo: i contorni sono decisi, le forme leggermente deformate con ironia, quasi a dar personalità umana agli animali. La tavolozza è ricca di verdi intensi, ocre, bruni e turchesi, con una texture pittorica densa e materica. Si percepisce un’influenza della tradizione naïf unita a una vena favolistica, quasi che ogni animale reciti un ruolo in una piccola commedia contadina.

Il dipinto, che dimostra padronanza tecnica e una sensibilità compositiva classica, rivela una pittura figurativa tradizionale, con una resa accurata dei volumi e dei materiali. L’uso dei colori è sobrio e raffinato: dominano i toni grigi e neutri dello sfondo, interrotti dalla vivacità del bianco dei fiori e del verde del fogliame. Al centro, un elegante vaso scuro con decorazioni floreali bianche, da cui emergono rigogliosi fiori bianchi (probabilmente dalie) accompagnati da lunghe foglie verdi che danno slancio verticale alla composizione; a sinistra, un vasetto in ceramica dipinta con un ramoscello di rosmarino; in centro, sulla parte bassa del quadro, un piattino bianco con alcune uova; a destra, un libro con la scritta “GUTTUSO”, è un chiaro omaggio al grande pittore siciliano Renato Guttuso e suggerisce una consapevole dialogo con la tradizione pittorica italiana del Novecento.
Frammenti geometrici.
Già da giovanissimo, Furlan inizia ad esplorare dapprima con la pittura e in seguito anche con attività scultoree e compositive i vari contenuti dell’arte moderna e contemporanea: l’Espressionismo, il Cubismo, il Futurismo italiano, il Surrealismo e la Metafisica, l’Astrattismo, fino ad arrivare alle ultime tendenze e sperimentazioni del Contemporaneo dove le sue immagini sono la descrizione del mondo visibile interpretato con la perdita definitiva dell’oggetto. Ma la forma geometrica, come simbolo dell’astrazione, determina anche il limite della tela e la sua struttura: dal rettangolo al cerchio, passando per tutte le possibili variazioni e combinazioni.

Per Tiziano Furlan, la forma geometrica e l’uso del colore non solo definiscono lo spazio, ma diventano strumenti per esprimere il suo mondo interiore. Questo approccio lo distingue, dato che non usa il colore solo per definire oggetti, ma come mezzo per evocare emozioni e stati d’animo. In questa fase finale della sua produzione, l’astrazione assoluta, ispirata anche da Vasilij Kandinskij, rappresenta una fuga definitiva dall’oggetto per creare “un mondo parallelo” privo di qualsiasi legame con la realtà. Questo mondo invita lo spettatore a immergersi e ad osservare in un modo diverso, isolandosi dalla realtà per entrare in una dimensione spirituale.

Questo vaso di fiori blu si inserisce chiaramente nella fase cubista della ricerca di Furlan. Che ha esplorato il Cubismo come uno dei linguaggi fondamentali del suo percorso, non come fine a sé stesso, ma come strumento per fermare “un momento fugace della realtà” e consegnarlo alla storia.
Guardando il dipinto si può dire che la frantumazione geometrica dei piani – sia nel vaso che nello sfondo roccioso – non è decorativa, ma risponde a una visione filosofica: il soggetto classico (il bouquet floreale) viene scomposto e ricostruito secondo una logica interiore, non ottica
I fiori blu stellati hanno una forza quasi simbolica, visionaria – più vicini a un’idea di fiore che a una sua riproduzione fedele. La tensione tra classicità e modernità come tratto costante di Furlan è qui ben visibile: il genere della natura morta è tradizionalissimo, ma il linguaggio è pienamente novecentesco.

Quest’opera di Tiziano Furlan si colloca nel solco del cubismo organico: la figura centrale – riconoscibile come una forma vegetale (albero, cespuglio o pigna stilizzata) – viene scomposta in frammenti geometrici sovrapposti che, paradossalmente, restituiscono un senso di unità e vitalità.
La struttura piramidale ascendente, costruita per strati concentrici di forme angolari che mimano foglie o squame. Il rigore geometrico dialoga con la fluidità organica del soggetto naturale.
I colori – verde oliva, ocra, bruni e neri – sono volutamente contenuti. La luce emerge dall’interno della figura verso l’esterno, quasi una luminescenza interna, che accentua il contrasto con lo sfondo scuro e labirintico. Il fondo a riquadri geometrici crea una cornice architettonica che comprime lo spazio, spingendo la figura verso l’osservatore e conferendo un effetto quasi scultoreo.
La cifra stilistica personale di Furlan non replica il cubismo analitico di Picasso o Braque: le sfumature morbide tra i piani geometrici introducono una tensione originale tra frammentazione e continuità, tra rigore e respiro.
L’opera interroga il rapporto tra natura e astrazione: il soggetto vegetale – simbolo di crescita e ciclicità – viene cristallizzato in una forma geometrica immobile, suggerendo che dietro la complessità del mondo naturale esista un ordine segreto.


Quest’opera del 2008 rappresenta una tappa significativa nella maturazione artistica di Furlan. La composizione si articola in tre livelli concentrici: una cornice esterna decorativa con motivi circolari di ascendenza medievale e bizantina; una fascia intermedia densa di figure e oggetti frammentati in tonalità ocra e brune, che evoca il brulichio caotico del mondo materiale; un nucleo centrale luminoso, di forma ovoidale, popolato da cristalli bluastri che irradiano luce verso l’esterno.
Il titolo, Percorso Spirituale, chiarisce apertamente l’intenzione dell’opera: il viaggio dall’esterno verso il centro è una metafora del cammino interiore, dalla molteplicità dispersiva del reale verso una dimensione di rivelazione e raccoglimento. Quel nucleo luminoso non è semplicemente un elemento compositivo, ma il punto d’arrivo simbolico dell’intera struttura visiva.
Rispetto alle opere degli anni precedenti il linguaggio si è fatto più elaborato e consapevole: il simbolismo diventa qui esplicito e dichiarato, segnando il pieno approdo di Furlan a una pittura di vocazione metafisica e visionaria.
Il percorso spirituale della “Maniera Mistica”.
Questi dipinti astratti, dal titolo significativo di Ritratti dell’Anima, evocano temi di energia, movimento e trasformazione interiore. La struttura circolare, ovoidale ed ellittica delle opere rappresenta un ciclo continuo: un universo chiuso in sé stesso, un’unità primordiale. L’uso di colori vivaci suggerisce vitalità e passione, mentre la composizione centrale e radiale si offre come simbolo di crescita e irradiazione: un’esplosione di creatività e forza interiore che si propaga verso l’esterno.
In sintesi, le opere di Furlan si configurano come una meditazione sull’energia che pulsa e si espande: un viaggio nel mondo astratto delle emozioni spirituali e delle dinamiche più profonde dell’artista.



ma per seguir virtute e canoscenza), 2024, olio su tavola, 109 x 70 cm.
Nelle sue ultime opere Tiziano Furlan ricorda che la tendenza moderna all’astrazione è dettata soprattutto da una rivoluzionaria scoperta: che solo essa può produrre un mondo parallelo che con quello reale non ha più nulla da condividere, obbligando lo spettatore a concentrarsi solo e unicamente sull’opera, ovvero, su questo straordinario mondo artificiale che l’artista è riuscito, come un moderno demiurgo, a creare dal nulla.

La forma arcuata nella parte superiore dell’opera ricorda immediatamente la lunetta o la finestra absidale delle chiese romaniche e gotiche – una sagoma architettonicamente sacra che rimanda allo spazio liturgico, alla soglia tra il mondo terreno e quello spirituale. Evoca la forma di un’icona, di una pala d’altare: una scelta formale che non sembra casuale, poiché contenere un’esplosione cromatica così vitale e gestuale dentro un profilo dalla valenza sacra genera una tensione poetica potente – l’energia interiore dell’anima trattenuta e al tempo stesso liberata da una forma che la consacra.
Le emozioni si esprimono anche attraverso il modo in cui il colore viene steso sulla tavola: un tocco che si fa leggero o impetuoso, seguendo gli impulsi dell’emotività e le tensioni interiori. La scelta cromatica rivela così una ricerca continua di fusione tra la struttura geometrica del supporto e il colore stesso – una fusione che risponde, in maniera mistica, alla necessità più profonda della spiritualità: unire l’arte all’interiorità umana.















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