Nel 1968, una scoperta sorprendente riportò Paestum alla ribalta della storia: nella Necropoli di Tempa del Prete, nei pressi dell’antica città, gli archeologi rinvennero una tomba intatta, sopravvissuta per oltre venticinque secoli, chiusa da lastre di travertino dipinte da artisti greci.
È la celebre Tomba del Tuffatore, oggi conservata al Museo Archeologico di Paestum. Un’immagine unica e inspiegabile del mondo greco: sia per il significato del tuffo nell’acqua compiuto da un giovane nudo, sia perché fu celata all’interno di un sarcofago perfettamente sigillato e sotterrato.
Il Tuffatore. Decorazione interna della lastra di chiusura della Tomba del Tuffatore, 98 x 194 x78 cm. Spessore della lastra 18 cm. Foto dell’autore.
La tomba e il sarcofago
Questa fu una straordinaria scoperta archeologica, poiché nessun’altro dipinto greco dell’epoca ci è giunto in condizioni così integre, e ha portato alla luce forse l’unico esempio conosciuto di pittura greca figurativa a soggetto non funerario, conservata integralmente all’interno di una tomba.
Si tratta di una cassa in pietra composta da cinque lastre calcaree in travertino locale. Le pareti interne furono intonacate e affrescate con pitture a tempera su fondo bianco uniforme, raffiguranti giovani uomini in scene ricche di connotazioni psicologiche e di grande raffinatezza, databili probabilmente verso il 480–470 a.C.
Ricostruzione della Tomba del Tuffatore al momento del suo ritrovamento. Giuseppe Nifosì, artesvelata; pubblicata in La civiltà greca, primo volume.
L’interno della tomba
All’interno della tomba, gli archeologi trovarono pochi oggetti: sul lato destro dello scheletro — frantumato al momento dell’apertura — un cratere a campana, usato per mescolare vino e acqua durante il simposio; accanto al cratere, due kylikes (coppe da vino); ai piedi del defunto, una lekythos attica a figure nere, vaso tipico per contenere oli profumati, spesso associato ai rituali funerari; sparsi lungo il fondo della cassa, altri piccoli oggetti di uso quotidiano deposti in offerta, come aryballoi (contenitori per oli);
infine, frammenti di un carapace di tartaruga, probabilmente ciò che restava di una lira, uno strumento musicale a corde con una cassa di risonanza formata da un guscio di testuggine .
Video eseguito dall’autore nella sala del Tuffatore nel Museo Archeologico di Paestum.
Il banchetto sulla parete sud
Sulle due pareti lunghe si svolge un banchetto animato: dieci uomini, incoronati d’edera, conversano, suonano, giocano. Le coppe sollevate, i gesti vivaci e gli sguardi che si incrociano restituiscono un momento sospeso tra festa e intimità.
Sulla parete sud, uno dei convitati sfiora le corde di una lira, forse per accompagnare il ritmo della conversazione.
Tra i presenti si percepiscono curiosità, complicità, persino un accenno di gelosia: è un convivio autentico e umano, lontano da ogni rigidità o solennità funeraria.
Parete sud. Foto dell’autore.
Il banchetto sulla parete nord
Sulla parete nord, due giovani partecipano al gioco del cottabo, facendo ruotare velocemente le coppe per lanciare gocce di vino verso un bersaglio.
Alle loro spalle, un altro convitato si distrae, osservando un gesto di affettuosità tra un uomo e un giovanetto, che hanno deposto le coppe sul piccolo tavolino di fronte a loro.
Parete nord. Foto dell’autore.
Le pareti corte con il ciclo della vita
Sulla parete ovest, una delle minori, si muove un piccolo corteo: un suonatore di aulòs, il doppio flauto delle tragedie, è seguito da un giovane nudo e da un uomo anziano che si appoggia a un bastone.
Il loro passo lento, quasi rituale, sembra evocare il ciclo della vita — dall’impeto della giovinezza alla calma consapevolezza dell’età matura — oppure alludere, più profondamente, al passaggio tra vita e morte.
Il giovane raffigurato potrebbe essere lo stesso che, sulla lastra di copertura, si tuffa nel fiume che conduce all’aldilà, verso il regno fluido delle ombre.
Parete ovest.Foto dell’autore.
L’invito sulla parete est
Nel piccolo dipinto dell’ultima scena, sulla parete est, un giovane si avvicina al luogo della festa portando con sé un’oinochòe, la brocca di vino appena riempita nel grande cratere ornato di ghirlande.
È un invito a celebrare la vita, a brindare finché è possibile, perché il tempo, come l’acqua, scorre via. Un pensiero antico, che riecheggia nella poesia e nella filosofia del mondo greco, e che, ancora oggi, ci parla con la stessa intensità.
Parete est.Foto dell’autore.
Il tuffo nell’eternità. Il mistero della Tomba del Tuffatore di Paestum
Oggi è quasi impossibile farsi un’idea precisa della pittura greca di transizione tra l’arte arcaica e quella severa — un’arte che doveva essere diffusa e di grande raffinatezza, come attestano le fonti letterarie che la citano con insistenza e le decorazioni ceramiche che ne riprendono motivi e composizioni —. La Tomba del Tuffatore rappresenta dunque una testimonianza eccezionale: l’unico frammento superstite di un mondo pittorico quasi del tutto perduto, capace ancora di parlarci con la forza silenziosa delle sue immagini. Le difficoltà nell’interpretare la scena del Tuffatore si spiegano forse con il fatto che essa era, in un certo senso, “invisibile”: collocata all’interno di una tomba buia, chiusa per l’eternità. Possiamo davvero pretendere di leggere e comprendere un’immagine che non era fatta per essere guardata? D’altronde, anche l’esecuzione pittorica — che in alcuni punti appare frettolosa — contribuisce a creare la sensazione di un’opera realizzata in breve tempo, destinata a scomparire con la tumulazione del giovane corpo, per non essere mai più vista. Eppure, venticinque secoli dopo…
Particolare del Tuffatore di Paestum
Sospeso tra cielo e acqua, tra la vita e l’aldilà
È sul soffitto che l’artista ha lasciato l’immagine più enigmatica e poetica: un giovane nudo si è appena lanciato da un’alta piattaforma di blocchi regolari di conci, e con le braccia protese, come un moderno tuffatore sta per raggiungere le acque increspate di un fiume. Ai lati, due esili alberi spogli offrono uno scarno inquadramento naturalistico.
Quel gesto leggero e puro del tuffo da parte del giovane è da decenni al centro delle interpretazioni degli studiosi. È il salto verso il regno delle ombre, o piuttosto un simbolo del fluire eterno dell’esistenza?
Forse il pittore conosceva il pensiero di Eraclito di Efeso, il filosofo che vide nel fiume l’immagine stessa del divenire: “Panta rei”, tutto scorre, per non tornare mai più.
Foto dell’autore.
Scheda del Corredo Funerario
Tomba del Tuffatore – Paestum (ca. 480 a.C.)
Luogo di rinvenimento: Necropoli di Tempa del Prete, Paestum (antica Poseidonia)
Data della scoperta: 3 giugno 1968
Archeologo: Mario Napoli, archeologo responsabile del ritrovamento della Tomba del Tuffatore. Ministero della Cultura / Museo Archeologico di Paestum e Velia.
Oggetti principali del corredo
Oggetto
Materiale
Funzione e Significato
Cratere a campana
Ceramica attica a figure rosse
Per mescolare vino e acqua durante il simposio. Decorato con giovani sdraiati sui klinai. Simboleggia il banchetto e la continuità della vita.
Due kylikes (coppe da vino)
Ceramica attica a figure rosse
Per bere individualmente. Decorazioni simposiastiche e musicali. Richiamo al dionisismo e alla comunione.
Oinochoe (brocca)
Ceramica attica a figure rosse
Per servire il vino. Figura maschile stante. Simboleggia l’offerta e il fluire della vita.
Piccoli oggetti e frammenti
Bronzo e ceramica grezza
Oggetti quotidiani o offerte. Segni di attenzione rituale, non di culto.
Assenze significative
Nessun lékythos (vaso per oli profumati)
Nessun unguentario o lucerna
Nessuna moneta (obolo per Caronte, comune in epoche successive).
Quindi il corredo riflette un’ideologia laica e dionisiaca dell’aldilà: la morte non è lutto, ma un passaggio verso una dimensione di convivialità, piacere e armonia. Il simposio, centrale nella decorazione nelle lastre e negli oggetti, diventa metafora della continuità della vita oltre la morte.
Veneziana, liceo artistico e laurea in architettura. Autrice di articoli e saggi di critica d’arte e di un premiato testo di narrativa, ha collaborato con case editrici alla stesura di manuali di storia dell’arte e architettura. Inserita nell'Albo Speciale dei giornalisti del Veneto. Direttore responsabile della pubblicazione di "Veneto Arte". Curatrice dell’archivio dell’artista veneziano Yvan Beltrame.
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